

93. La conquista di un grande mercato economico: la Cina e il
commercio dell'oppio.

Da: K. M. Panikkar, Storia della dominazione europea in Asia,
Einaudi, Torino, 1958.

Fra il 1839 e il 1860 l'Inghilterra, la Francia, gli Stati Uniti,
aiutate da altre potenze europee, costrinsero con le armi l'impero
cinese ad aprire completamente i porti al commercio straniero. In
questo brano lo storico indiano Kavalam Madhava Panikkar ci narra
i precedenti di quello smacco: i difficili rapporti fra europei e
cinesi nel primo Ottocento, le limitazioni imposte ai mercanti
occidentali, considerati alla stregua di barbari, la scelta di
vendere di contrabbando ai cinesi l'oppio coltivato in India,
unica merce straniera veramente appetita dai sudditi del Celeste
Impero, ma proibita dal governo per i suoi effetti allucinogeni e
devastanti.

Per molto tempo il commercio cinese era stato a direzione unica: i
mercanti europei comperavano seta, t, rabarbaro in quantit
immense, ma riuscivano a vendere ben poco. La difficolt
consisteva appunto nel trovare qualcosa che i Cinesi fossero
disposti ad acquistare, e nel passato solo l'esportazione di oro e
di argento in verghe aveva rimesso in sesto il deficit della
bilancia commerciale. Un nuovo metodo di pagamenti venne scovato
nell'oppio, che andava incontrando crescente favore. Il merito
della scoperta va ai Portoghesi. Tuttavia nel 1729 l'oppio venne
proibito da un decreto imperiale. Dopo qualche tempo questo
divieto perdette molta della sua efficacia, ma gli affari erano
sempre scarsi. Nel 1733 la Compagnia ottenne da Warren Hastings il
monopolio per la vendita dell'oppio in India, e nel 1797 ebbe
quello di produrlo, diventando cos estremamente interessata a
promuoverne il consumo, tanto per riempire le sue casseforti
quanto per pagare i suoi traffici con la Cina. Durante il primo
quarto del secolo la vendita dell'oppio su vasta scala fu, fra le
importazioni europee in Cina, la pi fiorente; in Gran Bretagna,
nel periodo dal 1818 al 1833, l'oppio balz dal 17 per cento al 50
per cento del totale delle merci vendute alla Cina.
Sebbene questo commercio fosse illecito, e dal 1800 fosse stato
totalmente proibito, la Compagnia aveva trovato il sistema, senza
servirsi della sua flotta e senza che i mercanti della Hong
[corporazione monopolistica di mercanti cinesi] se ne occupassero
ufficialmente, di fare entrare la droga in grosse quantit su
navi indigene, che navigavano con la licenza della Compagnia e
vendevano direttamente a commercianti privati. Questo sistema
non poteva durare dopo l'abolizione del monopolio, perch la
Compagnia non avrebbe pi controllato i mercanti privati.
Prevedendo la confusione che ne sarebbe derivata, il vicer di
Canton incaric la Hong di informare i direttori della Compagnia
delle Indie orientali che, come prima, sarebbe toccato a loro
decidere e nominare un responsabile che fosse al corrente degli
affari, perch venisse a Canton e vi assumesse la direzione
generale dei rapporti commerciali. Il governo britannico
riconobbe l'utilit di un simile passo e scelse lord Napier quale
Sovrintendente supremo del commercio dei sudditi britannici in
Cina. [...].
La Monarchia Universale Cinese, per cui gli altri stati erano
barbari o vassalli, ora si trovava di fronte la Supremazia
Universale Britannica. Il Figlio del Cielo [appellativo
dell'imperatore cinese], che mezzo secolo prima poteva ancora
proclamare e imporre la propria volont almeno sugl'immensi
territori della Cina, nel 1830 non era pi che un fantoccio senza
sostanza, mentre la Gran Bretagna, grazie alla fondazione
dell'Impero indiano e alle vittorie riportate in Europa, era
diventata abbastanza forte da esercitare la sua egemonia mondiale
almeno lungo le zone costiere di tutte le nazioni. L'intero
sistema degli Hoppo [vedi pi avanti], dei mercanti della Hong e
degli Otto Regolamenti, con le sue mille restrizioni ai mercanti e
imposizioni sul commercio, non poteva pi reggere contro un paese
la cui potenza era cos schiacciante. La corte mancese si
intestardiva a credere di dover trattare con un popolo inferiore,
a cui si doveva insegnare la morale e la buona condotta. Al
principio di ogni stagione (in agosto) lo Hoppo, come gli Inglesi
chiamavano il Yueh hai kan pu, cio il Sovrintendente dei Dazi
Marittimi Yueh, mandava ai mercanti della Hong un proclama per
avvertirli che, siccome i barbari non avrebbero certamente capito
le buone maniere del Celeste Impero, era loro dovere insegnare
continuamente ai barbari a moderare il loro orgoglio e la loro
sregolatezza, e insistere affinch i loro cuori si aprissero alle
buone usanze. Lo Hoppo comunicava questo delicato modo di
sentire, pi o meno con le stesse parole, anche ai barbari. Ma gli
Inglesi non avevano pi voglia di stare a sentire queste prediche.
Da almeno vent'anni, a dire il vero, il sistema non era pi che
una pura finzione, poich il commercio con la Cina non passava pi
per le vie formali e ufficiali. Invece che a Canton, dove i
regolamenti erano tutt'ora validi e venivano applicati, le navi
approdavano a Lintin, un'isola situata alle foci del fiume Canton,
dove i mercanti stranieri, con la connivenza dei funzionari
cinesi, defraudavano il tesoro imperiale, sfidavano l'autorit
dello Hoppo e del vicer, ignoravano tanto gli Otto Regolamenti
come la Hong. Nel 1831 il commercio estero ufficiale a Canton era
valutato soltanto sette milioni di dollari, mentre il commercio
che le compagnie private esercitavano a Lintin ammontava a
diciassette milioni, dei quali undici solo per l'oppio.
